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in questi giorni
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Brioscine alla banana
Ancora non riesco bene a regolarmi con gli acquisti, soprattutto di frutta e verdura. Quando poca, quando troppa.
La verdura in genere è quella che finisce troppo presto e se eccezionalmente c’è qualcosa di un po’ vecchio finisce coprotagonista nella pastasciutta o nel minestrone e amen.
Di frutta invece ne ho spesso un po’ troppa. Le mele in esubero non sono un problema: tra l’essicatore ed il microonde per un paio di mele cotte al volo con l’uvetta e la cannella a fine cena, non va perso nulla. Gli agrumi si conservano in frigo decisamente a lungo, così come le castagne (due chili di fantastiche piccole castagne comprate a novembre, finite a gennaio, non l’avrei mai detto). L’ananas un po’ troppo matura si recupera calda (30 secondi in microonde) con lo sciroppo d’acero o il miele.
Le banane sono un problema.
Mi pare un peccato buttarle, ma quando sono troppo verdi non mi piacciono e quando sono troppo mature mi fanno subito venire mal di pancia. Ho una finestra di tempo molto limitata, insomma.
Da tempo cercavo una ricetta che mi permettesse di ovviare al problema: ne avevo provata una per fare il pane ma non mi aveva convinto completamente (anche se la devo riprovare), invece questa è stata un successo al primo colpo. Da rifare assolutamente alla prossima coppia di banane troppo mature.
La ricetta è un riadattamento di una del libro della colazione di Facilissimo in cucina, della DeAgostini. Io metto sempre un po’ meno burro e zucchero (in origine rispettivamente 180 gr e 170 gr) rispetto alle dosi ufficiali dei ricettari, perché generalmente sono un po’ troppo abbondanti per i miei gusti.
Per disporre l’impasto sulle teglie ho usato la sparabiscotti che mi ha regalato la mamma del mio ragazzo e sono venute delle specie di brioscine, ma penso che con una singola cucchiaiata vengano più piccoli ma ugualmente buoni (anche se la dimensione brioscina è perfetta per la colazione - mhm, diciamo il tris di brioscine)
Ingredienti
2 banane mature (tipo con le macchie nere mooolto abbondanti e la buccia ormai sottilina)
130 gr di burro (sarebbe meglio a temperatura ambiente, altrimenti ci metterete una vita a farlo amalgamare - la prossima volta, però, voglio provare a frullarlo con la farina, come faccio quando faccio la pastafrolla, che così si fa in un attimo)
150 gr di zucchero
due uova
400 gr di farina 0
un cucchiaio di lievito (mezza bustina circa)
una punta di cucchiaio di cannella (la prossima volta provo con un po’ di più)
un pizzico di sale
forno a 180 °C per 15 minuti circa
Mescolare con una frusta o una forchetta burro e zucchero e banane spappolate, aggiungere le uova e poi la farina un po’ per volta con il lievito e la cannella, fino ad ottenere una crema gialla e densa.
Disporre sulla carta da forno contando che si gonfieranno un po’ e mettere in forno per 15 minuti circa, facendo attenzione perché dal dorato al bruciato si fa in fretta.
Ne vengono tre teglie circa, a seconda della dimensione.
Today is my mother’s birthday. She and my dad came to visit and we spent some time together during my lunch break. There were my boyfriend and my aunt M. too. I’ve never had so many people at home yet!
Since I don’t have much time at lunch, my mum brought almost all the food and she made a lot of cotolette here - and she makes the best cotolette in the world *_* - and she had made two different cakes and her crema pasticcera - and she makes the best crema in the world *_*
We had our bread (I taught her to make bread, so even if she made it I can call it “our” u_u) and everything was delicious.
I love my mum.
She taught me how to listen a fairy tale, how to draw and to shade with crayons, how to enjoy making something to eat for your loved ones and how to appreciate this kind of care.
A lot of things I love, I love them because of her.
Many things I do, I do them to make her proud.
Le mie prime meringhe con l’essiccatore
(un’idea trovata qui - le sue sono più belle, ma come primo tentativo le mie non sono niente male ^_^)
Ingredienti:
Due albumi e 140 grammi di zucchero (ma la prossima volta ne voglio mettere meno e provare con dei pezzettini di frutta secca)
Procedimento:
Montare a neve (Ah! Neve! Al massimo la mia sembrava una cremina…)
Su fogli di carta da forno nell’essiccatore per un pomeriggio, circa 5 ore.
Sono venute belle croccanti, mentre nel forno mi ricordo che al centro restavano sempre molli e appiccichine…
Buone buone, da rifare appena mi capiteranno altri albumi (ieri ho fatto un altro esperimento, la sbrisolona, e perciò mi sono avanzati) - questo mi ricorda che devo provare a fare la crema di mia madre…
Cose brutte della giornata
- Tornare al lavoro dopo l’influenza, con ancora la gola e gli occhi che bruciano e il naso mezzo tappato, perché altrimenti si accumula l’arretrato e il capo sbraita più del solito - e tornarci a piedi perché gli autobus sotto la neve sono un miraggio e gli unici che arrivano alla fermata sono fantozzianamente pieni
- Scoprire che sedersi al tavolo fa lievitare il prezzo di una fetta di torta del 25% nonostante me la sia portata io dal bancone insieme al caffé
- Accorgersi che le pastiglie per la lavastoviglie sono finite quando è già tutta carica e rendersi conto all’improvviso di tutta la roba che non faccio in tempo a fare a casa perchè sto al lavoro fino a tardi
Cose buone della giornata
- Restare fuori a pranzo da sola perché nevica troppo per fare due volte il percorso a piedi e leggere un capitolo intero di A Clash of Kings - e il capitolo è uno di Jon
- La polenta con la salsiccia di Tamburini
- Ritornare a piedi facendo foto alla città di notte con la neve canticchiando la sigla di Game of Thrones
Coprire le piante in terrazza - fatto
Cucinare la roba che stava andando a male - fatto
Sistemare le lenzuola nell’armadio - fatto
Guardare finalmente X-Men First Class - fatto
Fare pausa merenda ogni ora e mezza - fatto - fatto - in fieri
- Rintracciare le liste degli anni precedenti per poter cancellare le voci - fatto e fatto
- Evitare la depressione quando per l’ennesima volta non si può cancellare quasi nulla
- Godersi le soddisfazioni delle cose fatte, anche se solo a metà, tipo “trovare un lavoro” (anche se fa schifo) o “andare a vivere da sola” (anche se buona parte dell’affitto la pagano i miei)
- Godersi di più le soddisfazioni in generale, anche delle piccole cose (ma in questo devi riconoscere che sei brava, dai)
- I grandi classici: scrivere di più, disegnare di più, cucire di più, fotografare di più, viaggiare di più - spendere di meno x_x - studiare studiare studiare
- Nuovi ingressi: pulire di più il pavimento, ricordarsi di scongelare le cose per tempo, imparare l’arabo così poi ti puoi laureare, fare tanta pratica di inglese, cominciare il diario di campo
- I ritorni: attaccare i quadri (imballati dal trasloco del 2006, mi ero arresa nel 2009), guidare la macchina almeno ogni tanto (ormai ho imparato, ma ora se la sono portata via i miei e rischio di disimparare!)
Depennati quest’anno: recuperare il tono muscolare, ricominciare ad usare la bicicletta, studiare l’inglese, trovare un lavoro (anche se in realtà quest’ultimo resta, perché sarebbe bello poter trovare un altro lavoro)
Bilancio del 2011: pochi giorni fa ho perso l’ultima nonna superstite e ho scoperto che una ragazza che conoscevo, di un paio d’anni più grande di me, sta per avere il secondo figlio. La mia vita scorre rapida e lenta allo stesso tempo, mi sembra di essere ferma, a volte proprio bloccata, e invece un sacco di cose sono cambiate. La verità è che non sono ferma nemmeno io, ma non vado allo stesso ritmo del resto, ecco. Forse non mi permetto di prenderne piena coscienza, forse lascio troppo spazio alla frustrazione per quello che non riesco a fare e non assaporo abbastanza quello che ho. Devo imparare a fare come a tavola, lì sono brava. Devo tenere a mente che in certe cose sono brava, ché rischio spesso di dimenticarmi.
Insomma, il 2011 è stato un anno di trasformazioni del fuori, e forse anche del dentro in certi aspetti. Però c’è ancora molto da fare. Dai.
In questi giorni ho cambiato casa.
Ho già cambiato casa altre volte, ma questa è la mia prima casa da sola.
Mi fa un po’ impressione a dirlo, anche perché non è vero, i miei mi aiutano con l’affitto e penso che il mio ragazzo starà con me i fine settimana, dunque non sono sola nel senso di autonoma, né sola nel senso che la casa sarà solo a mia esclusiva ed assoluta disposizione (men che meno sola nel quartiere, dato che ho zii una strada più in là e fidanzato letteralmente a due passi), però, beh, sono comunque sola. In casa. Con le cose da mangiare e le bollette e le pulizie e i vestiti in giro e il bagno aperto e i piatti nel secchiaio e la macchina dei pop-corn pronta all’uso.
Ho già celebrato un primo momento storico, il primo tè con un’amica (ciao Gloria!), il giorno dopo il trasloco, e dato che le mie millemila tazze erano ancora impacchettate abbiamo usato due tazze improbabili (un ex portapenne ed una inaugurata per l’occasione dopo almeno 28 anni di attesa: faceva parte dal mio corredo - ebbene sì, ho anche un corredo di porcellane, tra cui spicca un tris di tazza con manico, tazza a bicchiere e portauovo firmati col mio nome - amo mia madre anche per questo)
Abbiamo anche già fatto la prima cena con le pite prese dal greco qui sotto e forse domani avrò abbastanza spazio in cucina e abbstanza stoviglie pulite per fare la prima cena cucinata.
Ho cominciato a spacchettare, a lavare a sistemare, domani farò lo yogurt e forse domenica sera il pane, se domani riesco a fare la prima vera spesa al supermercato.
Ma la vera inaugurazione della casa in realtà è questa. Perché non c’è casa senza internet e grazie al mio ragazzo oggi internet c’è.